Due modi nuovi, e del tutto diversi, di preparare un buon caffè in casa. Secondo modo: Rocket

Per realizzare questa seconda proposta, mi sono invece ispirato ad una base spaziale ed al relativo razzo pronto per essere spedito verso le più lontane destinazioni. La scelta non è stata casuale come potrebbe sembrare, nasce invece da una semplice constatazione: da che cosa è composta una normale macchina per la produzione del caffè? Partendo da questa domanda mi sono venute una serie di risposte ma tutto sommato in una di queste macchine deve esserci una base sulla quale appoggiare tutti i componenti, un serbatoio che contenga l’acqua, un deposito vuoto per le capsule esaurite, una caldaia ed un erogatore per l’acqua bollente. Improvvisamente mi è apparsa davanti agli occhi l’immagine tipica di uno dei lanci della NASA. La base sulla quale i razzi scaricano tutta la loro potenza alla fine del count down tecnicamente poteva benissimo rappresentare la caldaia che porta alla temperatura l’acqua. Il serbatoio del carburante, solitamente diviso in due parti per ospitare componenti diversi del carburante poteva diventare il nostro serbatoio dell’acqua e l’alloggiamento per la tazza nella quale erogare la bevanda. La colonna che sostiene il razzo fino al momento della partenza poteva sicuramente ospitare la pompa che trasporta l’acqua calda fino all’erogatore che la farà passare attraverso la capsula scelta e la stessa capsula spaziale era più che adatta a contenere il caricatore delle capsule ad esaurimento delle bevande. Ed ecco Rocket! Una macchina da caffè che si sposa con qualsiasi ambiente giovane ed allegro.

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